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Torre Maura, la «fiamma» di Simone e degli altri ragazzi come lui

È orgoglioso di quel figlio così coraggioso, ma sa che è arrivato il momento di proteggerlo dall’assalto mediatico. Walter, papà di Simone, il quindicenne di Torre Maura che ha affrontato i militanti di Casapound davanti al centro di accoglienza dove sono state trasferite alcune famiglie rom, ha scritto una lettera aperta in cui spiega: «Sì, è mio figlio. Come ho amato dare questa risposta a chi volesse una conferma su chi fosse quel bambino di Torre Maura. Sì perché a me piace chiamarlo ancora bambino, probabilmente inconsciamente è la difesa alla nostalgia che ogni genitore prova nel vedere diventare adulto un proprio figlio».

Simone sta crescendo, ma ha il diritto di farlo in tranquillità, «senza il peso di una responsabilità che in questo momento non può avere. Ha deciso liberamente di dire quelle parole, l’ha fatto spontaneamente, non ha più rilasciato interviste e non ha mai detto frasi tipo: “Stanno rovinando il quartiere” o “Lo rifarei”».

Ma anche Walter è convinto che «un solo bambino impaurito su un barcone in mezzo al mare o dietro la finestra di un centro di accoglienza giustifica la tolleranza, l’integrazione. E sia chiaro il fenomeno dell’immigrazione necessita un impegno reale di tutti, che non si deve fermare solamente al primo obbligato e necessario aiuto a queste persone. Credo sia un errore la lotta tra emarginati e poveri, e che invece sia una priorità la lotta per la casa, per il lavoro e per il diritto a una vita dignitosa». Il suo Simone, «come un “bambino” tedoforo, ci lascia una fiamma. Una fiamma che non distrugge, che può illuminare una via. Che queste lotte dovute siano, usando una parola detta da Simone, una “leva” di unione di intenti».

La manifestazione antifascista «Non me sta bene che no»
Un’altra espressione di Simone, «Non me sta bene che no», è diventata il grido di battaglia delle associazioni antifasciste, che sono scese in piazza. «Siamo qui per Torre Maura, dove la Costituzione deve essere attuata pienamente: il diritto al lavoro, alla sanità e all’istruzione. È inammissibile che vengano autorizzate manifestazioni fasciste, non permetteremo questo disprezzo per la dignità umana», ha spiegato il presidente dell’Anpi di Roma Fabrizio De Santis. «Il popolo italiano è democratico e antifascista. Simone è la punta dell’iceberg, il testimone del sentimento che c’è tra noi e bisogna ringraziarlo».

Simone e gli altri
Simone, 15 anni, ma anche Greta Thunberg, 16, Rami, 13. Greta Thunberg, attivista svedese, a sedici anni è riuscita a smuovere le coscienze e a concretizzare la lotta al cambiamento climatico, ed è stata pure candidata al Nobel. Da mesi è sotto i riflettori da mesi per i suoi meriti e per il successo dei suoi #Fridaysforfuture e del primo sciopero scolastico mondiale per il clima, il Global Strike for Future (e poi c’è anche chi la contesta e coglie ogni pretesto per accusarla di corruzione e per mettere in discussione la sua integrità). Rami Shehata, nato a Milano da genitori egiziani, ha salvato i suoi cinquanta compagni di classe dalla follia di Ousseynou Sy, l’autista che voleva dare fuoco all’autobus in cui li aveva imprigionati, chiamando i carabinieri dal pullman dirottato. Le lezioni più significative ci stanno arrivando proprio dai ragazzi, che rispetto agli adulti si stanno dimostrando molto più lucidi, altruisti e lungimiranti.

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Fonte: vanityfair.it

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