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Sgozzata per dieci euro Verso un nuovo dibattimento

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CATANIA. Si è aperto con la richiesta di rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, da parte della difesa, il processo d’appello per l’omicidio di Maria Ruccella, l’anziana uccisa nella propria abitazione a Calatabiano nell’ottobre del 2015. Per quell’omicidio è stato condannato a 16 anni di reclusione il 41enne Paolo Cartelli, unico imputato alla sbarra. La sentenza di primo grado è stata impugnata sia dalla Procura di Catania, che aveva chiesto una condanna a 21 anni, sia dalla difesa, rappresentata dal legale Lucia Spicuzza. Quest’ultima ha motivato la richiesta di riapertura dibattimentale alla Corte d’Assise d’Appello di Catania, presieduta da Rosario Cuteri, con la necessità di compiere ulteriori esami sulle tracce di sangue rinvenute sulla parte posteriore del pantalone. Quelle tracce ematiche, secondo la difesa, dimostrerebbero che l’imputato era sui luoghi ma che dava le spalle alla vittima durante l’omicidio. In secondo luogo l’avvocato Spicuzza ha chiesto l’esame del tenente Stefano Russo, all’epoca dei fatti comandante dell’Aliquota Operativa dei carabinieri della Compagnia di Giarre, del brigadiere Massimo Caputo e di un noto pluripregiudicato di Calatabiano. Quest’ultimo, durante un colloquio informale con il brigadiere Caputo, avrebbe sollecitato una più accurata attività d’indagine sull’omicidio dell’anziana poiché in casa della povera vittima non ci sarebbe stato solo Paolo Cartelli. Altri accertamenti sarebbero stati compiuti dal tenente Russo su un uomo sospettato di trovarsi sulla scena del crimine durante l’aggressione. Il sospettato, appresa la notizia dell’arresto di Paolo Cartelli, avrebbe tentato il suicidio, ingerendo della candeggina. Nonostante le due accurate informative, la Procura di Catania, secondo la difesa, non avrebbe svolto approfondimenti. L’esame dei nuovi testi, ha concluso l’avvocato Spicuzza, sgombrerebbe il campo dai dubbi.

Il procuratore generale Antonio Nicastro si è opposto alla richiesta di compiere nuovi esami sulle macchie di sangue rinvenute sui pantaloni dell’imputato. La relazione dei Ris di Messina non lascerebbe spazio a dubbi. Stessa opposizione per la richiesta di escussione del tenente e del brigadiere dell’Arma, in quanto la norma vieta ad ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria di deporre sul contenuto delle dichiarazioni acquisite da testimoni. Sull’esame del pluripregiudicato il pg si è rimesso, invece, alla decisione della Corte. I giudici scioglieranno la riserva il prossimo 26 marzo.

L’OMICIDIO. L’omicidio di Maria Ruccella, il 3 ottobre del 2015, lascia sgomenta la piccola comunità di Calatabiano. La donna, nota da tutti come signorina Amalia, viene trovata in fin di vita all’interno della propria abitazione in pieno centro storico. Morirà poco dopo durante il trasporto in ospedale. Sulla scena del crimine viene trovata l’arma del delitto, il collo di una bottiglia di vetro con cui l’assassino ha reciso la gola all’anziana. Le indagini dei carabinieri della Compagnia di Giarre e del Nucleo Investigativo di Catania sono serratissime. Dopo poco più di 24 ore i militari dell’Arma fermano il 37enne Paolo Cartelli. E’ la madre a chiamare i carabinieri dopo aver rinvenuto gli abiti del figlio sporchi di sangue. In un primo momento l’uomo, affetto da un ritardo mentale, confessa l’uccisione della donna. Il movente sarebbe un debito di 10 euro. Pochi giorni dopo però l’indagato ritratta tutto. Sarebbe stato presente sui luoghi ma qualcun altro avrebbe colpito a morte la signorina Amalia. Per l’accusa, che non crede alla nuova versione, le prove sono inequivocabili. Ad inchiodarlo ci sarebbero le impronte rinvenute sull’arma del delitto. In primo grado viene condannato a 16 anni di reclusione. La Corte esclude infatti le aggravanti della crudeltà e dei futili motivi, ritenendo inoltre prevalenti le attenuanti generiche rispetto all’aggravante della minorata difesa. Per i giudici il ritardo mentale di cui soffre l’imputato non avrebbe inficiato la sua capacità di intendere e di volere al momento dell’omicidio.


Fonte: livesicilia.it

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