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Sgominata la batteria di ladri del Rione Traiano, complici di Bardi ucciso nel 2017 mentre compiva un furto in Ciociaria

Vasta operazione della Polizia di Stato di Latina, questa mattina, con l’ausilio del personale della Squadra mobile di Napoli, per l’esecuzione di una misura cautelare a carico di 10 persone (tra cui due donne), accusate di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti in ville ed appartamenti e di porto abusivo di armi. Le indagini rappresentano il continuo di una precedente operazione compiuta il 15 dicembre del 2017 e che portò in carcere 5 persone. Gli investigatori hanno preso in esame un arco temporale di circa dodici mesi, ricostruendo nel dettaglio un centinaio di furti commessi dal gruppo criminale, traendo origine da quello commesso a Latina presso l’abitazione di un professionista il 15 ottobre 2017, a seguito del quale venne ucciso Domenico Bardi e ferito Salvatore Quindici, sorpresi dal figlio del padrone di casa che esplose svariati colpi di arma da fuoco mentre questi fuoriuscivano dal balcone dell’abitazione. In quella occasione finirono in carcere cinque dei dieci raggiuntoi oggi da una nuova ordinanza cautelare. Si tratta Salvatore Quindici, 43 anni, Giuseppe Rizzo, 49 anni, Antonio Bellobuono, 34 anni, Mariarosa Autore, 56 anni, tutti originari del quartiere Soccavo, rione Traiano.  Gli investigatori della Mobile di Latina, guidati dal vicequestore Carmine Mosca, li hanno rintracciati grazie a una serie di sofisticate indagini sui due cellulari in uso a Domenico Bardi, uno dei componenti della banda rimasto ucciso dai colpi esplosi dall’avvocato Francesco Palumbo, il figlio del padrone di casa. A partire dalle due utenze di Bardi sono stati ricostruiti i dettagli dei movimenti del gruppo criminale e poi la sequenza del furto.
L’analisi dei tabulati telefonici ha consentito di scoprire che ogni componente del gruppo utilizzava due telefoni: uno intestato e l’altro “riservato”, intestato a prestanome, e usato solo per parlare fra loro. I cinque erano arrivati in provincia sabato 14 ottobre. Avevano effettuato dei sopralluoghi spingendosi fino ad Aprilia e poi a Terracina e poi erano entrati in azione intorno alle 16,20 della domenica. Alle 16,50 circa l’avvocato Palumbo aveva raggiunto la palazzina di via Palermo avvisato dall’allarme via sms e si era imbattuto nel palo, Giuseppe Rizzo, che gli aveva intimato di allontanarsi subito. Dall’appartamento al primo piano erano quindi usciti Salvatore Quindici e poi Bardi, ma a quel punto l’avvocato aveva cominciato a sparare e Bardi era rimasto ucciso mentre si apprestava a scendere da una scala esterna che i ladri avevano appoggiato al muro. I quattro complici erano quindi scappati e si erano poi divisi per fare ritorno a Napoli.
Le indagini hanno consentito di accertare che, dopo il colpo a Latina e la morte del complice, la banda non si era fermata. Salvatore Quindici ha partecipato a trasferte per furti avvenuti tra novembre e dicembre nelle Marche, in Umbria, nel Lazio e in Abruzzo. A quest’ultimo raid ha partecipato anche Giuseppe Rizzo, fermato dalla Mobile de L’Aquila che all’interno di uno dei vani dell’auto aveva trovato arnesi da scasso e un chilo e mezzo d’oro insieme ad altri gioielli sottratti durante un furto a San Benedetto del Tronto.

Due telefoni cellulari ed una carta Postepay sequestrati in quell’occasione consentivano, attraverso una sofisticata analisi del traffico telefonico e delle tracce telematiche della carta, di ricostruire il modus operandi del gruppo criminale, che si é rivelato assolutamente inedito. Le vittime dei raid, infatti, venivano individuati per mezzo di visure delle targhe delle autovetture a bordo delle quali sopraggiungevano presso teatri o ristoranti, mediante accessi al portale Aci/Pra con pagamento tramite postepay.Il gruppo originario del Rione Traiano era  specializzato nei furti in abitazione, e colpiva soprattutto nel corso dei fine settimana, effettuando vere e proprie trasferte criminali in numerose città dell’Italia centrale, dalla Campania alle Marche. Grazie alle intercettazioni, all’analisi dei tabulati telefonici e delle transazioni che avvenivano con carte Postepay intestate ad amici e conoscenti dei criminali, è stato accertato che Salvatore Pepe era il capo del gruppo, promotore delle attività criminali per la cui esecuzione si avvaleva della collaborazione degli altri sodali: Salvatore Merolla, Maria Rosaria Autore e Salvatore Quindici ricoprivano il ruolo di organizzatori, diretti collaboratori di Pepe nella pianificazione delle trasferte, prendendo parte alla maggioranza dei furti e individuando le strutture ricettive dove alloggiare. Bardi e Bellobuono provvedevano, tra l’altro, ad effettuare le visure Aci nella fase esecutiva dei furti; le donne del gruppo (Maria Rosaria Autore e Adele Iannuzzelli), si accertavano che nessuno fosse presente in casa, suonando al citofono prima del furto. Rizzo e Cigliano, gli anziani del gruppo, oltre a fornire la disponibilità di autovetture appartenenti a prossimi congiunti, si occupavano del trasporto degli arnesi da scasso e della refurtiva, occultandoli all’interno di vani e doppi fondi creati ad hoc nelle autovetture. Tutti i membri dell’associazione svolgevano alternativamente anche la funzione di palo nel corso dei raid. Il 2 dicembre 2017, ad esempio, con la collaborazione delle squadre mobili di Pescara e L’aquila, erano stati sequestrati a Rizzo, di ritorno dalle Marche, monili in oro per un peso complessivo di circa 1,5 kg, provento dei furti compiuti in provincia di Ascoli Piceno, occultati nel vano airbag di una Suzuky Ignis che, nel corso delle indagini, era stata sottoposta a pedinamento satellitare da parte degli investigatori. I proventi dei furti erano stati immediatamente ceduti a un ricettatore di Napoli proprietario di due laboratori orafi nel quartiere Porto, che sono stati perquisiti unitamente all’abitazione dello stesso. Nel corso dei furti ricostruiti dalle indagini sono state sottratte anche 6 pistole e 7 fucili, di cui uno a pompa che secondo gli investigatori sono stati certamente immessi nel mercato delle armi clandestine. L’indagine ha consentito di accertare che la banda colpiva quasi ogni fine settimana, ricostruendo un centinaio di raid, nel corso dei quali venivano asportati gioielli e valori per un ammontare notevolissimo, per cui la polizia ritiene verosimile che la banda sia responsabile di numerosi altri furti in appartamenti e ville.



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Fonte: cronachedellacampania.it

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