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MiFID II, partita a carte scoperte

Roma, 11 Lug. – Con la MiFID II, ormai, le società di gestione del risparmio saranno costrette a giocare a carte scoperte. Almeno in linea teorica, visto che, al momento, non tutti si sono allineati rispetto all’obbligo più pesante per chi gestisce il capitale affidatogli dai risparmiatori, ossia quello di fornire un rendiconto preciso, dettagliato, chiaro. Perché pesante? Beh, tradizionalmente, al cliente interessava il risultato finale, mentre il percorso appariva più che altro un tecnicismo non alla portata di tutti, e quindi sorvolabile. Adesso, con il miglioramento generale delle conoscenze in merito di investimenti, il cliente è più attento ad analizzare le strategie adottate, i costi di ogni scelta effettuata, le possibili opzioni. A tutto ciò, la MiFID II, in vigore ormai da oltre un anno in Unione Europea, e recepita abbastanza rapidamente da tutti gli Stati (con l’Italia un po’ a rilento), ha dato una risposta più che positiva. Meno per le società di consulenza, che vengono da un 2018 difficile e che si trovano a dover affrontare i (probabili) mal di pancia dei risparmiatori.

Obbligo di rendiconto e conflitto di interessi

E pensare che l’obbligo di rendiconto era un caposaldo della democrazia ateniese. Ai magistrati era imposto di fornire un resoconto del loro operato, sottoposto poi al giudizio dell’assemblea. Per questa via, avveniva una scrematura tra i buoni amministratori, che avevano agito nell’interessa della polis, e chi invece aveva sfruttato la carica per il proprio tornaconto. Naturalmente, il parallelismo si ferma qui, perché nessuna società di consulenza si muove per frodare i propri clienti (sarebbe una decisione poco saggia comunque). È chiaro però che il rendiconto pone sempre qualche problema. Pur riponendo fiducia nella correttezza di ogni singolo consulente, questioni come il conflitto di interessi non possono essere eluse troppo facilmente. Siamo sempre sicuri, infatti, che il consulente opti per la strategia migliore, e non per quella che, per esempio, comporti un aggravio in merito ai costi di commissione? Sfortunatamente, la risposta è facilmente deducibile. Con il rendiconto, e soprattutto con la possibilità da parte del cliente di seguire passo passo il cammino del proprio capitale, il gap in termini di conoscenze tra le due figure della consulenza viene, seppure in parte, ridotto, a tutto vantaggio di chi i soldi li rischia in prima persona.

Ritardi nei rendiconti. A fine estate verranno svelati i numeri

Proprio a causa di un 2018 tutt’altro che positivo, le società hanno ritardato fin qui a consegnare i rendiconti, sperando che la modesta ripresa del 2019 coprisse le perdite dell’anno precedente, riducendo la possibile delusione da parte dei clienti. Come evidenziato da IlSole24Ore, ad aprile solo due società, Euclidea e MoneyFarm, avevano adempiuto al loro dovere verso i risparmiatori. Altre, nel frattempo, si sono adeguate, magari puntando sul fatto che la documentazione, essendo molto ampia, potrebbe non essere digeribile per tutti.

Ad ogni modo, non c’è più molto da scherzare. Entro la fine dell’estate, i numeri verranno svelati nella loro crudezza. Non certo un giudizio di bocciatura senza appello, ma il primo esame della MiFID II rischia di rimandare parecchie società a settembre.

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Fonte: ilprimatonazionale

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