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"Lui è come Silvio Berlusconi" L'uomo d'oro di Porta Nuova

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PALERMO – C’è un ‘uomo d’oro’ a Porta Nuova. Grazie ai soldi accumulati si è guadagnato stima e rispetto fra i boss. Un suo eventuale arresto o un nuovo sequestro di beni “bloccherebbe l’intera economia” della mafia palermitana. Così diceva Rubens D’Agostino parlando di Giuseppe Sanfilippo. Il primo è stato arrestato nelle scorse settimane perché affiliato al mandamento di Porta Nuova. Il secondo, invece, è sotto processo a piede libero con l’accusa di usura. D’Agostino, senza troppo giri di parole, lo paragonava a una “banca” o a “Silvio Berlusconi”.

I fratelli Sanfilippo, oltre a Giuseppe c’è anche Maurizio già condannato, risultavano poveri o quasi. Ed invece grazie ai prestiti ad usura avrebbero accumulato una fortuna quantificata in sette milioni di euro e finita qualche anno fa prima sotto sequestro e poi in confisca. Tra i beni. c’erano ville e appartamenti, una tabaccheria a Misilmeri, undici automobili e fuoristrada e sedici tra conti correnti e posizioni bancarie. Un piccolo impero che faceva a pugni con l’attività ufficiale dei Sanfilippo: venditori ambulanti di biancheria e calzature. Una sproporzione che fece scattare le indagini della finanza. Il giro di usura era molto redditizio, forse perché i tassi di interesse praticati, seppure da capogiro intorno al 70 per cento, erano ben al di sotto del 150 per cento applicato da altri strozzini della città.

Il processo a Giuseppe Sanfilippo – il suo legale, l’avvocato Salvatore Gugino, preferisce non replicare – è alle battute finali, ma le parole di D’Agostino, intercettate nel 2017, spostano l’attenzione degli investigatori al presente. D’Agostino ha “lavorato” per Giuseppe Sanfilippo. Fu arrestato in flagranza di reato mentre minacciava e picchiava un commerciante non in regola con i pagamenti: “… ti parlo che io facevo colpi di 40 – 50 in ogni putia dove andavo… poi abbiamo scalato e siamo arrivati a 30 perché diciamo noi altri… per non fare feto però abbiamo incocciato lo stesso… e c’è stato che lui aveva la finanza di sopra e me l’ha buttata pure a me… e mi hanno arrestato… per usura…”. In realtà la condanna di D’Agostino, a cui trovarono 80 mila euro addosso, arrivò per il reato di riciclaggio.

D’Agostino nelle recenti intercettazioni faceva a beni intestati a prestanome e finora sfuggiti alle misure di prevenzione, ma anche di “ingente disponibilità di denaro contante che, in qualche modo, metteva anche a disposizione dell’intera organizzazione mafiosa per le relative esigente, e, di conseguenza, era conosciuto e rispettato da tanti associati”. Tra questi ci sarebbe “Masino”, e cioè Tommaso Di Giovanni, in carcere con l’accusa di avere retto il mandamento e fratello di Gregorio, uno dei boss della nuova cupola.

È il segno del cambiamento: i boss hanno sdoganato da tempo l’usura che prima era considerata una violazione del codice d’onore. Tra gli estimatori

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Fonte: livesicilia.it

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