Bruciavano anche sostanze stupefacenti in quella caldaia che per anni ha monopolizzato il cielo sopra Avellino, levando un pennacchio di vapori mai identificato fino in fondo, presso la Novolegno di via Provinciale 207, nel territorio compreso tra Arcella (frazione di Avellino) e il comune di Montefredane.

Lo hanno rivelato tredici senatori, con un documento che era stato immaginato per intervenire in qualche modo a soluzione della vertenza aperta dalla Novolegno. che ha spedito lettere di licenziamento a tutti i propri documenti.

Il documento, firmato dai senatori Lannutti, Grassi (Avellino), L’Abbate, Di Nicola, Anastasi, Leone, Donno, Fenu, Angrisani, Croatti, De Lucia, Corrado e Lomuti sollecita l’intervento del ministro dell’Ambiente Costa e dell’Interno Salvini. È in una prima parte descrittivo: “…nella Valle del Sabato è collocato in un unico sito uno stabilimento del gruppo Fantoni, la Novolegno SpA, ove sono installate due linee produttive denominate Novolegno e Novoxil. Lo stabilimento è ubicato alla via Provinciale n. 207 in Montefredane, frazione di Arcella (Avellino). Le linee industriali producono prevalentemente pannelli in fibra di legno di tipo MDF, per la cui produzione dovrebbe essere utilizzata la fibra di legno additivata con diversi collanti e resine epossidiche, e i vapori di risulta della produzione dovrebbero essere opportunamente filtrati e abbattuti altrimenti sono cancerogeni. Già da tempo la linea produttiva Novolegno è stata fermata, lasciando in funzione solo l’altro impianto; a febbraio 2019 la proprietà ha comunicato la chiusura definitiva dello stabilimento, con conseguente messa in mobilità dei dipendenti; le iniziative politiche devono perseguire la conservazione dei posti di lavoro, ma devono altresì salvaguardare la salubrità dell’ambiente; la Valle del Sabato ha un modesto ricambio di aria; ne deriva che qualunque sostanza inquinante immessa in atmosfera (anche in modesta quantità) tende ad accumularsi con gravissimo nocumento per la salute umana; le iniziative volte al recupero dello stabilimento devono procedere da un’adeguata conoscenza dei fatti anteriori alla chiusura”.

Poi, la bomba, l’inaspettata rivelazione: “nello stabilimento è presente una Caldaia I.T.I che funziona a biomassa, ma dove possono essere conferiti anche scarti di produzione, che serve sia per il riscaldamento delle presse usate per produrre i pannelli di legno, sia come generatore di energia elettrica necessaria all’azienda; tale impianto è aperto a conferimenti esterni per la distruzione (o macero) di materiali vari, non ultimi stock di stupefacenti frutto di sequestro e confisca in attività di Polizia giudiziaria… considerato che, da quel che risulta agli interroganti, l’abbattitore dei fumi sarebbe sottodimensionato rispetto alle capacità produttive dell’impianto e, pertanto, abbatterebbe solo un terzo o poco più delle sostanze tossiche presenti nei fumi di risulta, mentre i restanti due terzi finirebbero direttamente in atmosfera”.

Ed è così che si scopre, mettendo fine ad anni e anni di finzioni e di buonismo sindacale, che “... nella caldaia sarebbero state bruciate ingenti quantità di rottami di ogni genere, anche batterie esauste di apparati elettronici e telefonia mobile, oltre a mobili con parti in formica e superfici verniciate: … oltre al vapore acqueo, fuoriuscirebbero anche vapori di formaldeide, isocianati ed idrocarburi aromatici, gravemente nocivi per la salute”.

Sono cose messe nero su bianco da tredici senatori e sono atti depositati a palazzo Madama, non rielaborazioni mentali frutto di qualche tecnico in vena di ambientalismo. Gli errori, dunque, ci sono stati e sono stati molti e pure sottovalutati.

La preoccupazione dei senatori, di qui l’intervento necessario dei ministri dell’Interno e dell’Ambiente, è che la dismissione dell’impianto dei Fantoni poi lascerebbe alla collettività un gravissimo problema ambientale da gestire: la bonifica.

Nuovi veleni all’orizzonte, dopo quelli dell’Isochimica di cui non ci siamo ancora liberati.