Home / Campania / La droga del clan Batti nel carico di banane dall’Ecuador: 1,2 milioni di cocaina pura

La droga del clan Batti nel carico di banane dall’Ecuador: 1,2 milioni di cocaina pura

Sono Alfredo, Luigi e Alan Cristian Batti i tre fratelli, meglio conosciuti come “i milanesi”, attorno a cui si struttura il nuovo clan di stampo camorristico in attività a San Giuseppe Vesuviano e Terzigno individuato nel corso di una indagine della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Su richiesta della Dda partenopea il gip del tribunale del capoluogo campano ha emesso due ordinanze di custodia cautelare – eseguite dai carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata e dai finanzieri del nucleo di polizia economico finanziaria di Salerno – ai danni di 11 persone. Per due disposti i domiciliari, per tutte le altre la custodia cautelare in carcere. Le ordinanze di custodia cautelare nascono da indagini nate diversi anni fa. La prima, precisamente, porta la firma del nucleo investigativo di Torre Annunziata e risale agli anni 2013 – 2014. In questo quadro si inserisce un episodio significativo. Nel gennaio del 2015, alcuni operatori portuali di Salerno erano stati incaricati dal clan di agevolare l’uscita dallo scalo di un container frigo, proveniente dall’Ecuador con un carico di banane, che all’interno del vano motore nascondeva un grosso carico di stupefacente. In quell’occasione, due dipendenti di una società di spedizione non erano riusciti a recuperare la droga a causa di complicazioni burocratiche e il container, svuotato delle sole banane, era stato reimbarcato su una nave diretta a Rotterdam. Una volta giunta nel porto olandese, la nave era stata sottoposta a perquisizione, a seguito di una segnalazione dei finanzieri del Gico di Salerno, e al suo interno erano stati trovati e sequestrati 40 chili di cocaina per un valore stimato di 1,2 milioni di euro. Alfredo Batti, a seguito della perdita del carico, aveva preteso di essere risarcito da tutti i soggetti ritenuti responsabili del mancato recupero del carico. Le successive pressioni e minacce – perpetrate sia attraverso pestaggi, sia con l’esplosione di colpi d’arma da fuoco – avevano costretto uno degli indagati a vendere la propria abitazione per consegnare al capo dell’organizzazione il denaro perso.


Fonte: ilfattovesuviano.it

About admin

Leave a Reply