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La donna che nascondeva lo strazio con le fasce

Joana, così l’abbiamo fantasiosamente ribattezzata, è sfinita. Si sente svuotata, ferita, violata. Ma è finalmente una donna libera. Sul corpo ha ancora i segni delle sevizie e delle percosse che hanno accompagnato costantemente la sua esistenza negli ultimi dieci anni, anche se il dolore più grande è alla sua anima, dove le ferite, probabilmente non guariranno mai. Joana è la donna che la procura di Castrovillari e il commissariato di polizia di Corigliano Rossano hanno finalmente liberato da un incubo, individuando e ammanettando i cinque presunti orchi che l’avrebbero ridotta in schiavitù, a un giocattolo del sesso, a un oggetto del piacere, quello degli altri, da usare a proprio uso e consumo, arrivando anche a lasciarla in pasto a 25 uomini per volta, uomini di ogni estrazione sociale, padri di famiglia e mariti “modello”, che appena potevano, sfogavano le proprie perversioni sul corpo indifeso di una donna spaventata, vessata, minacciata, ridotta a una larva.

Le origini della vicenda

Joana ha origini albanesi e dieci anni fa, poco più che ventenne, aveva creduto di aver incontrato l’amore della sua vita. Aveva già un compagno, ma aveva ceduto alle lusinghe di un uomo che per qualche mese le aveva fatto toccare il cielo con un dito. Poi, una prima audace richiesta, le aveva spezzato quel sogno d’amore. L’orco voleva dividerla con suo cugino, per combattere la routine quotidiana, diceva, e Joana aveva acconsentito per non perdere quell’uomo al quale si sentiva profondamente legata. Poi la situazione è precipitata e l’uomo ha cominciato a pretendere che la donna andasse a letto con altri sconosciuti, che all’inizio saranno altri 3. Secondo le accuse, i 5 sono coloro che la violenteranno e percuoteranno assiduamente e che insieme, ognuno nel suo ruolo, venderanno il suo corpo e le procacceranno clienti. Alla fine saranno più di un centinaio. Saranno tutti rapporti sessuali conto la volontà della donna, anche perché nessuno di loro ha delle regole e nemmeno sentimenti di umana pietà. Così scrivono gli inquirenti. I racconti di quei momenti, messi nero su bianco dalla vittima, fanno rabbrividire.

La forza di Joana

Sin da principio Joana ha provato a ribellarsi, ma in cambio ha ricevuto pugni alla testa, calci alla schiena, colpi alle parti intime e minacce di morte per il suo compagno, nel frattempo divenuto suo marito, e i suoi figli, entrambi di tenera età. E’ stata proprio la paura a tenerla lontana dalle caserme in tutto questo tempo. Joana stava distruggendo la sua esistenza pur di non mettere a rischio la sua famiglia, rimasta all’oscuro di tutto fino all’ultimo. Aveva anche pensato di farla finita per sottrarsi alle violenze, ma l’odio che covava dentro di sé, per fortuna, non è stato mai più grande dell’amore per la vita e per i suoi figli. Per non destare sospetti si era inventata una malattia che non aveva e a un certo punto si era dovuta fasciare gli avambracci per nascondere lividi e graffi. Di vero c’è che era caduta in depressione, passava le giornate sul divano, aveva perso l’entusiasmo per ogni cosa e accudiva i suoi figli sempre di meno. Ma non ha mai mollato. Finché un giorno ha tirato fuori l’ultimo grammo di coraggio e lucidità che conservava dentro di sé e ha raccontato tutto al marito. L’uomo le è rimasto accanto e l’ha esortata a denunciare, offrendosi di testimoniare a suo favore.

Il giorno della liberazione

Joana è giovane ma è nata già tante volte, l’ultima lo scorso 5 agosto, quando ha deciso di rivolgersi alla procura di Castrovillari, guidata dal magistrato Eugenio Facciolla, per raccontare tutte le nefandezze subite. La recente approvazione del Codice Rosso ha accelerato l’iter e, in men che non si dica, il comando di polizia di Corigliano Rossano è stato chiamato a svolgere le indagini. Il racconto della donna è dettagliato e non c’è mai una contraddizione, inoltre tutto ciò che dice viene riscontrato durante le perquisizioni domiciliari a carico degli indagati. Gli inquirenti piombano nella “stanza del piacere“, quella in cui sarebbero avvenuti i fatti, e trovano gli attrezzi che sarebbero stati utilizzati durante le sevizie. Si tratta di oggettistica sexy e di vario genere, minuziosamente descritta nella denuncia. Passano 9 giorni, soltanto 9, e i 5 insospettabili indagati, assidui frequentatori della Corgliano Rossano bene, finiscono in manette a disposizione delle autorità giudiziaria. Grazie al repentino intervento dello Stato, ora Joana è finalmente una donna libera.

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Fonte: lacnews24.it

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