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Ha la “febbre latino-americana”, licenziato un dipendente della Sgm

LECCE – Ha perso il posto di lavoro per salsa, bachata e merengue. E’ accaduto a un dipendente della Sgm, dopo che la società impegnata nel trasporto pubblico urbano nella città di Lecce, ha accertato la sua partecipazione, durante i giorni di malattia, a serate danzerecce in vari locali del leccese e del brindisino. Non solo. L’ausiliario del traffico avrebbe svolto pure mansioni come addetto alla sicurezza nei locali.

Insomma, altro che malattia, quella dell’impiegato sarebbe stata una vera e propria “febbre del sabato sera”, in una versione tutta latino-americana. E a girare la nuova pellicola è stato lo 007 ingaggiato dalla società nell’ambito di controlli disposti proprio in seguito all’elevata e anomala incidenza di assenze legate alla salute da parte del personale, in particolare di quello addetto ad ausiliario del traffico.

Un fenomeno che aveva raggiunto picchi rilevanti soprattutto nei periodi feriali e nei weekend, con l’effetto di provocare gravi inefficienze nell’organizzazione del servizio e anche un clima di malcontento tra gli impiegati ligi al dovere. Per questo, la Sgm si era rivolta ad un’agenzia investigativa per monitorare soprattutto chi si era già fatto notare per le sue “mancanze”, proprio come questo dipendente, assunto quasi vent’anni fa, e che alla fine è stato messo alla porta. Nel curriculum, solo nell’ultimo triennio, i giorni di assenza complessivi sono stati: 45 (nel 2016); 168 (nel 2017), e 69, dei quali 14 nel mese di giugno, 31 a luglio e 12 giorni ad agosto (nel 2018).

I riflettori su di lui si sono accesi proprio la scorsa estate, dal 19 luglio fino al 10 agosto, quindi nel periodo di malattia (iniziato il 16 giugno), in seguito al quale avrebbe beneficiato di due settimane di ferie.

Di giorno, gite al mare e disbrigo di incombenze familiari, come fare la spesa, di sera locali, dove intrattenersi o lavorare, staccando biglietti d’ingresso: c’è tutto questo nelle foto e nei video che lo hanno immortalato. Nonostante tutto, l’uomo ha provato a chiarire la sua posizione, spiegando, tra le altre cose, di essere caduto in depressione dopo l’aggressione da parte di un familiare. Ma tutte le ragioni contenute nel ricorso (presentato attraverso l’avvocato Anna Panico) al licenziamento, e contrastate dalla difesa della società (rappresentata dall’avvocato Enrico Cafiero) non sono state ritenute valide dal giudice del lavoro che ha scritto così il finale della storia.

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Fonte: lecceprima.it

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