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Gli anarchici che hanno devastato Torino? Sono già liberi

Torino, 13 feb – Gli anarchici che sabato scorso hanno messo a ferro e fuoco Torino sono tutti fuori dal carcere. I più, in realtà, non sono mai stati identificati mentre gli undici arrestati verranno scarcerati oggi. In attesa del processo saranno sottoposti semplicemente all’obbligo di firma, prima di dover rispondere di devastazione, porto e lancio di oggetti esplodenti, blocco stradale e resistenza aggravata.

“La misura decisa dal giudice – ha spiegato all’Adnkronos uno dei legali, Claudio Novaro – riguarda il reato di resistenza al momento dell’arresto mentre per gli altri capi di imputazione non sono stati ravvisati i gravi indizi di colpevolezza in quanto non possono essere attribuiti indistintamente a tutti. Per ora ci accontentiamo, strada facendo decideremo come comportarci per il futuro”, ha dichiarato l’avvocato. Il gip del Tribunale di Torino ha così deciso di non trattenere in carcere gli anarchici fermati in via Bava mentre tentavano di fuggire alle forze dell’ordine.

Una decisione però che non è affatto piaciuta alla polizia: “Sospettati di reati gravissimi tornano tranquillamente alle proprie ‘faccende’ – ha detto Valter Mazzetti, Segretario Generale dell’Fsp Polizia di Stato – Così un lavoro di oltre venti ore filate portato faticosamente a termine dai colleghi in quella giornata di ordinaria follia viene praticamente vanificato”. Secondo Mazzetti: “Bisognerebbe introdurre il reato di terrorismo di piazza che inasprisca le pene, le misure cautelari, gli strumenti di prevenzione”.

VIOLENZA E TERRORISMO

Intanto però chi ha pensato bene di scatenare una guerriglia a Torino è libero e giocondo. Nonostante che la Digos del capoluogo piemontese abbia dimostrato l’esistenza di “un’associazione stabile, munita di basi logistiche e mezzi, che ha portato a termine numerose azioni violente in più Centri per l’immigrazione e il rimpatrio Cpr (in particolar modo quello di  corso Brunelleschi a Torino) nonché di diverse società di servizi a essi collegate”.

Insomma lo scopo dei responsabili dell’Asilo occupato era ostacolare con ogni mezzo, anche appunto utilizzando violenza, la politica immigratoria dello Stato. Annullando o depotenziando i Centri per rimpatri e arrivando a colpirli con attentati.

Alessandro Della Guglia

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Fonte: ilprimatonazionale

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