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Gang sudamericane, il preoccupante fenomeno dell’espansione in Italia

Milano, 16 mar – Capita di vedere in tv documentari sulle terribili gang, chiamate pandillas, che spadroneggiano nei paesi latinoamericani. Storie di violenza, di droga, di carceri infernali, di pietà che muore portandosi via fiumi di gente. E poi i rituali, i gesti, i tatuaggi, i codici. Roba che ha quel fascino maledetto, che ti coinvolge e ti disgusta, ti eccita e ti spaventa; in ogni caso guardi quel sinistro spettacolo con gli occhi di chi sta lontano almeno un oceano e, in fin dei conti, pensi che sei fortunato così. Un altro mondo. O forse no.

“Necio”

Sabato scorso, in una cascina abbandonata alla periferia di San Giuliano Milanese, alle porte di Milano, è stato trovato il cadavere di un uomo, il cui nome si scoprirà essere Odir Ernesto Barrientos Tula, 35enne di El Salvador. Si apprenderà anche che l’uomo, noto come “Necio” era un elemento di spicco di quella che è ritenuta tra le più potenti, violente e spietate gang di latinos al mondo, la Mara Salvatrucha (MS-13)La ricostruzione degli inquirenti svela che “Necio”  è stato ucciso a coltellate in un agguato premeditato e studiato, prima di essere sepolto tra i campi a sud di Milano. Un fatto che ha portato all’arresto di tre suoi connazionali, di 22, 25 e 32 anni, mentre un quarto è indagato per favoreggiamento.

Criminalità multietnica

Un regolamento di conti, a quanto pare. Un nuovo fatto di sangue che vede coinvolte le bande di latinos e che fa dire a molti milanesi: “Ci mancavano questi…”. In effetti tra la mafia nigeriana, che divide il grande mercato dello spaccio con gli albanesi (insieme a certi quasi “autoctoni”, va detto), la manovalanza magrebina, i diversificati traffici dei rom e di altre simpatiche comunità dell’Est europeo e non solo, la città di Sala non presenta molte lacune dal punto di vista della criminalità multietnica. Droga, violenza, prostituzione, furti, rapine, degrado. Tutti i “benvenuti” fanno la loro parte.

L’escalation di violenze e omicidi

Però il fatto di San Giuliano Milanese riaccende i riflettori su un fenomeno particolare. L’esecuzione di “Necio” è stata una questione “interna”, uno sgarro pagato caro. E questo ci dice che la MS-13 opera, “lavora” e colpisce, oggi; quindi che siamo di fronte alla presenza attiva di un’organizzazione temibilissima sul nostro territorio. Un fatto non da poco, se si considera che il gruppo “milanese” era stato decapitato nel 2013 con un’operazione che aveva svelato quella inquietante realtà da documentario di cui si diceva. Da allora la  Mara aveva fatto parlare di sé per fatti isolati quanto sanguinosi. Ricordiamo il ferroviere aggredito con un machete su un treno locale nel 2014 e il pestaggio con accoltellamento compiuto ai danni di un ragazzino fuori da una discoteca frequentata da latinos. Mentre membri di un’altra banda (i Trinitarios) furono responsabili, alla fine del 2016, di un omicidio, in pieno giorno, in piazzale Loreto. Un fatto questo che aveva suscitato grandi polemiche, anche tra il sindaco Sala e il ministro dell’Interno, Salvini.

Chi sono

Ma chi sono e come si caratterizzano i protagonisti di questa guerra urbana? Le gang principali sono appunto la MS-13, originaria di El Salvador, i Trinitarios, della Repubblica Dominicana, la Barrio 18, nata a Los Angeles per poi ramificarsi nei paesi centramericani d’origine, e i Latin Kings, fondati a Chicago addirittura nel 1940 e diventata una delle organizzazioni più strutturate del mondo latino. Sono arrivati in forze anche in Italia, anche a Milano. E quello che si è scoperto, nell’ambito delle indagini recenti che hanno riguardato le pandillas di stanza dalle nostre parti, mette i brividi. E’ emerso, ad esempio, che la cocaina veniva importata attraverso il trasporto di cani di grossa taglia cui erano fatte ingerire le confezioni di droga e che gli animali, una volta giunti a destinazione, venivano squartati per recuperare il carico.

i Codici

Le gang hanno i loro codici, le proprie leggi non trasgredibili. La Mara Salvatrucha si è dotata di un decalogo la cui infrazione comporta la pena di morte come di un violentissimo codice di iniziazione, che, a quanto risulta, per le donne che decidono di affiliarsi, prevede persino lo stupro, insindacabile. I Trinitarios, dal canto loro, si ispirano idealmente ai tre patrioti che resero indipendente la Repubblica Dominicana da Haiti, nel 1844. Ma a parte i presunti nobili richiami, la gang è conosciuta per la sua ferocia e gestisce reati da strada come furti, rapine e spaccio di droga. Il loro codice è  nato nelle carceri statunitensi e si è poi diffuso anche in Europa, e si fonda su tre regole basilari, una “preghiera”, 7 “punti” e 21 “norme”. Per entrare a far parte della gang ci si sottopone a un violento pestaggio, e una volta dentro, il proprio ruolo nella gerarchia si riconosce attraverso collane di colore diverso. I Trinitarios, a differenza di altre bande simili, non ostentano tatuaggi, limitandosi a mostrare qualche volta il simbolo di una mano con tre dita aperte, che rappresenta tanto i tre presunti “patrioti fondatori” quanto la mimica della pistola.

Istituzioni “morbide”

Parliamo di bei “personaggini”, no? E non è un caso che abbiano scelto l’Italia, oltre alla Spagna, per espandersi in Europa. La morbidezza delle nostre istituzioni e le tendenze della cultura dominante, come sanno bene le altre truppe migranti e i relativi gestori del business, rappresentano una garanzia troppo sicura per non essere sfruttata da quanti, sostanzialmente, vogliono venire qui a spadroneggiare. E attenzione, perché, a quanto dicono gli esperti del fenomeno, l’opera di contrasto alle pandillas dell’amministrazione Trump potrebbe spingere molti boss latinos a cercare una base nelle nostre città. A Milano di sicuro c’è già posto anche per questa gente, anzi per questa people, che fa più marcia per i diritti…

Fabio Pasini

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Fonte: ilprimatonazionale

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