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Ebola, 100 bambini morti in Congo per l’epidemia

L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera Ebola una delle minacce più grandi per il futuro dell’umanità. Per alcuni paesi non si tratta però di futuro, ma di presente. Non esiste vaccino per questo virus che vede in corso, nella Repubblica Democratica del Congo, la seconda più grande epidemia della storia, dopo quella del 2014 che causò la morte di 11mila persone. Dallo scorso agosto quasi 500 persone hanno perso la vita, quasi 100 sono bambini.

Sono 98 i bimbi morti a causa del virus. Più della metà (65) avevano meno di 5 anni.

Secondo Save the Children questi numeri sono destinati a salire. Nel mese di gennaio infatti c’è stato un incremento di nuovi casi: da circa 20 a settimana a più di 40. Solo nelle ultime tre settimane del primo mese del 2019 ci sono stati circa 120 nuovi casi. Negli ultimi sei mesi, almeno 785 persone sono state ritenute infette dal virus. I morti sono 484, il 60% delle quali donne. Sono loro ad accudire le persone malate e gli uomini sono lontane dai focolai perché impegnati nei combattimenti.

Heather Kerr, direttrice di Save the Children nella Repubblica Democratica del Congo, racconta di una situazione al limite: «Se non adottiamo misure urgenti per contenerla, l’epidemia potrebbe durare altri sei mesi, se non tutto l’anno. La RDC è un paese che soffre di violenze e conflitti e di una gravissima carestia: circa 4,6 milioni di bambini sono gravemente malnutriti. Le preoccupazioni principali per molte persone sono la sicurezza e assicurarsi che abbiano abbastanza da mangiare. Ma anche l’Ebola deve essere una priorità».

Secondo l’organizzazione è essenziale curare le persone infette, ma anche impedire che Ebola si diffonda ulteriormente. «Un ragazzo», ha raccontato Marie-Claire Mbombo, esperta di protezione dell’infanzia, «mi ha detto che i suoi genitori non parlavano mai del virus a casa, era un tabù e questo contribuiva a spaventarlo ulteriormente. Ma grazie alle informazioni ricevute in seguito all’organizzazione di una diffusa campagna di sensibilizzazione, hanno iniziato a parlarne e ora che sanno come evitarlo fa meno paura».

La regione più colpita dall’epidemia è quella di Beni. Qui vengono formati i leader comunitari. L’obiettivo è renderli in grado di riconoscere i primi sintomi della malattia e individuare le persone che potrebbero essere venute a contatto con il virus. Il timore è che il virus possa raggiungere Goma, la più grande città della zona. Se non avviene presto l’individuazione dei malati non si possono mettere in atto le misure di contenimento che ora esistono. Ci sono farmaci sperimentali, due antivirali e due anticorpi monoclonali e c’è la possibilità del vaccino, anche se ancora in fase di sperimentazione.

Ebola è una febbre emorragica che porta rapidamente alla morte. Il tasso di mortalità è del 50%. Il primo caso risale al 1976. Non è un virus solo, ne esistono almeno 5 specie. Il virus può infettare le persone ed alcune specie animali fra cui scimpanzé, gorilla e pipistrelli frugivori. L’Ebola si trasmette nella popolazione umana attraverso lo stretto contatto con sangue, secrezioni, tessuti, organi o fluidi corporei di animali infetti. La trasmissione avviene nello stesso modo da persona a persona.

I primi sintomi sono febbre improvvisa, intensa debolezza, dolori muscolari, mal di testa e mal di gola. Seguono vomito, diarrea, insufficienza renale ed epatica e, in alcuni casi, emorragia sia interna che esterna. Il periodo di incubazione va dai 2 ai 21 giorni. Il paziente diventa contagioso quando si vedono i primi sintomi, non è contagioso durante il periodo di incubazione.

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Fonte: vanityfair.it

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