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Darwin Day, la giornata che celebra la scienza e il papà dell’evoluzione

Coraggio intellettuale, curiosità perpetua, pensiero scientifico e fame di verità. Sono le cose da celebrare oggi secondo il sito dell’International Darwin Day. Il 12 febbraio è il giorno in cui, nel 1809, 210 anni fa, nacque Charles Darwin, l’uomo che ci ha spiegato da dove veniamo. Oggi Università e laboratori nel mondo organizzano eventi per festeggiare la scienza.

Naturalista, biologo e geologo è il padre della teoria dell’evoluzione delle specie animali e vegetali per selezione naturale. Nel 1859 espose la sua rivoluzionaria ipotesi scientifica, condivisa dal naturalista Alfred Russel Wallace, nel libro L’origine delle specie ad opera della selezione naturale, ossia il mantenimento delle razze avvantaggiate nella lotta per la vita.

Per tutti è solo L’origine delle specie, il testo (riassunto all’osso) che racconta della variabilità dei caratteri ereditari in base all’adattarsi di piante e animali all’ambiente in cui vivono e di come questi caratteri si diversificano e moltiplicano per discendenza da un antenato comune. In una ultrasemplificazione è la teoria che dice che noi e i primati abbiamo antenati comuni. Idea non semplice da accettare in un mondo che voleva l’uomo, secondo la Bibbia, creato a immagine e somiglianza di Dio.

CHI ERA CHARLES DARWIN
Nato da famiglia britannica benestante abbandonò gli studi di medicina e si avvicinò a quelli scientifici a Cambridge, dove il padre lo aveva mandato perché intraprendesse la carriera ecclesiastica. Lui divenne geologo e naturalista. Racconta l’enciclopedia Treccani che «la flotta inglese dell’epoca comprendeva anche navi attrezzate con le strumentazioni scientifiche più moderne; fra queste c’era il brigantino Beagle. Il capitano della nave, in partenza per una spedizione cartografica di cinque anni intorno alle coste dell’America meridionale, chiese di avere a bordo un naturalista per descrivere le specie animali e vegetali che sarebbero state trovate».

LE GALÁPAGOS
Darwin si imbarcò nel 1831. La navigazione toccò le Isole di Capo Verde, le Isole Falkland, le coste del Sud America, le Isole Galápagos e l’Australia. Nel viaggio lo studioso osservò le caratteristiche geologiche di continenti e isole, oltre che un gran numero di organismi viventi e fossili. Al ritorno in Gran Bretagna nel 1836 aveva taccuini pieni di appunti e casse con pietre, piante e scheletri animali. Nel 1839 sposò una cugina dalla quale ebbe 10 figli. Alla sua morte fu sepolto nell’abbazia di Westminster a Londra, vicino a Isac Newton.

L’ORIGINE DELLE SPECIE
Furono le tartarughe e gli uccelli la chiave di volta delle ricerche di Darwin. Notò somiglianze tra i fossili e le forme viventi di una stessa area e vide che in ogni popolazione ci sono delle differenze tra i vari organismi: alcune di queste sono ereditabili e consentono agli individui portatori di generare più discendenti di altri. È il processo della selezione naturale: «tutti gli esseri viventi, uomo compreso, sono sottoposti, nel succedersi delle generazioni, a lenti ma continui cambiamenti, chiamati evoluzione». La teoria trovò conferma negli anni successivi con la nascita della genetica basata sulle leggi di Mendel e l’ereditarietà dei caratteri.

CHI NON CI CREDE È UN CREAZIONISTA
Nonostante Darwin non si dicesse ateo, al massimo agnostico, è nell’ambiente della Chiesa che trovò i maggiori avversari poi rientrati nella categoria dei creazionisti. Questi sostengono che tutte le specie sono state create da Dio così come sono e tali sono rimaste attraverso i secoli. Un’idea è sulla scia delle bufale come il terrapiattismo, l’ipotesi, precedente la rivoluzione copernicana, che la Terra sia piatta.

LA TEORIA DEL COMPLOTTO
Come per ogni scienziato che si rispetti anche per Darwin esiste una teoria del complotto. Avrebbe derubato il vero scopritore della selezione naturale, Alfred Russel Wallace, della sua teoria e c’è chi dice anche che l’avrebbe copiata da Patrick Matthew, un orticoltore scozzese. È vero che Matthew aveva ipotizzato questa teoria nel 1831, ma Darwin non venne in contatto con il suo lavoro prima del 1860.

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Fonte: vanityfair.it

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