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Dalle assunzioni alle auto blu Elezioni, tutte le accuse ai politici

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PALERMO – Nell’avviso di conclusione delle indagini si trovano tanti casi singoli che raccontano, al netto di quanto verrà poi dimostrato in un processo, di un malcostume diffuso. Il voto, spesso, era messo su un piatto della bilancia. Sull’altro, c’è andato di tutto: assunzioni e trasferimenti, consulenze e “soffiate” per superare un esame. Questa almeno è l’accusa della Procura di Termini Imerese nei confronti di diversi politici, i cui nomi spiccano tra quelli dei 96 indagati a vario titolo. Quali sono le contestazioni per ognuno di loro?

I Caputo e i leghisti

La vicenda che riguarda Mario e Salvino Caputo era già esplosa qualche mese fa e nel frattempo ha anche prodotto alcune prese di posizione della magistratura siciliana. Il Riesame, ad esempio, nell’annullare i domiciliari, aveva in parte ridimensionato il quadro accusatorio. Ma i due fratelli oggi rimangono indagati dalla Procura di Termini. E la vicenda era riferita al presunto “inganno” dei Caputo: Mario infatti, avrebbe solo ‘prestato’ il proprio nome al fratello Salvino, vero candidato alle ultime elezioni regionali nella lista della Lega e in questi giorni candidato sindaco a Monreale. A suggerire la “mossa”, secondo gli inquirenti, sarebbero stati l’attuale vicecapogruppo della Lega alla Camera, Alessandro Pagano e l’ex coordinatore di Noi con Salvini, Angelo Attaguile che anche in queste ore si dicono del tutto estranei alla vicenda.

Le accuse nei confronti dei Caputo, però, non si limitano alla storia del “cognome in prestito”, ma riguardano anche alcune presunte compravendite di voti. In cambio del consenso elettorale, non solo per le regionali ma anche per le elezioni amministrative a Termini Imerese, dove Salvino Caputo sosteneva l’attuale sindaco Francesco Giunta, il politico monrealese avrebbe promesso assunzioni in ditte di pulizie, in supermercati, in negozi come commessa, in un istituto di vigilanza, in una clinica come impiegata. E ancora, ecco le promesse di lavorare come educatrice, quelle di trasferimenti da una Asp all’altra, ma anche iscrizioni alla facoltà rumena di Medicina a Enna, quelle a un corso per operatori socio-sanitari e persino una “soffiata” utile a superare il test di acceso alla facoltà di Scienze infermieristiche.

In alcune delle vicende relative al presunto “scambio di voti” la figura di Salvino Caputo viene spesso associata a quella del sindaco di Termini Imerese Francesco Giunta: l’ex deputato e il primo cittadino, ad esempio, pur di ottenere i voti per la candidatura alle elezioni Regionali di Caputo avrebbero promesso anche l’affidamento del servizio di distribuzione dell’acqua nella cittadina del Palermitano, turbando, scrivono i magistrati, “il procedimento amministrativo diretto a stabilire il contenuto del bando di gara o di altro atto equipollente”. A Giunta viene contestata anche la promessa, in caso di elezione, di affidare a una ditta il servizio di riscossione dei tributi a Termini Imerese, oltre ad altre azioni: come ad esempio l’utilizzo troppo disinvolto e per interessi privati dell’auto di servizio concessa al primo cittadino.

Cuffaro, Cordaro e Aricò

Assunzioni in cambio di voti. Questa l’accusa che i pm hanno rivolto, per vicende diverse, all’ex governatore Totò Cuffaro, all’attuale assessore regionale al Territorio Toto Cordaro e al capogruppo all’Ars del movimento “Diventerà Bellissima” Alessandro Aricò.

L’ex presidente della Regione, che oggi ha respinto queste accuse, sarebbe intervenuto in occasione delle ultime elezioni regionali sostenendo il candidato Filippo Tripoli, oggi in corsa per la carica di primo cittadino a Bagheria. L’accusa a Cuffaro è quella di aver promesso l’assunzione all’Ars di Giuseppe Amodeo, un attivista del partito dei Popolari e autonomisti. Amodeo inizierà a lavorare col gruppo parlamentare nell’aprile del 2018.

All’assessore Cordaro, invece, i pm contestano l’assunzione di un corriere che avrebbe “portato voti” all’allora candidato alle comunali di Termini Imerese Francesco Giunta, sostenuto dall’attuale componente della giunta Musumeci. Il capogruppo all’Ars del movimento del governatore, Alessandro Aricò, avrebbe invece promesso l’assunzione di un tirocinante presso il “centro Salus” in cambio del sostegno alle ultime elezioni regionali.

Ferrarello e i voti contestati a Gangi

A proposito di elezioni regionali, tra gli indagati spunta anche il nome di Giuseppe Ferrarello, ex sindaco di Gangi, candidato per uno scranno a Sala Ercole alla fine del 2017, nella lista “Arcipelago” a sostegno del candidato del Pd e del centrosinistra Fabrizio Micari. In questo caso, i pm accusano il politico di essere intervenuto, con la compiacenza dei presidenti di alcune sezioni elettorali di Gangi, per evitare che alcune schede contestato venissero annullate. I pm fanno riferimento anche ad alcune telefonate di Ferrarello ai diretti interessati, e contestano ai responsabili dei seggi alcune irregolarità. Ma non solo. In due occasioni spuntano anche delle presunte promesse di lavoro in cambio di voti.


Fonte: livesicilia.it

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