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Curno, Ezzedine capace di intendere e volere quando ha ucciso Marisa

Ezzedine Arjoun era capace di intendere e volere quando lo scorso 2 febbraio si è scagliato con un coltello da cucina contro l’ex moglie, Marisa Sartori, uccidendola a soli 25 anni nel garage del suo condominio a Curno. Lo ha confermato la perizia psichiatrica a cui è stato sottoposto. Quella sera dopo aver sferrato cinque fendenti a Marisa, il 36enne tunisino aveva rivolto l’arma anche contro la sorella della vittima, Deborha, 23 anni. Poi, con le mani ancora sporche di sangue, si era allontanato raggiungendo la più vicina caserma dei carabinieri, quella di Ponte San Pietro, per costituirsi. Ora è in carcere con l’accusa di omicidio dell’ex moglie e tentato omicidio della cognata.

La perizia era stata voluta dal pm, Fabrizio Gaverini, dopo alcuni comportamenti tenuti dal presunto killer, che nelle settimane seguenti il suo arresto era stato trasportato più volte dalla cella del carcere di via Gleno al pronto soccorso dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo per atti autolesionistici. Il magistrato ha voluto accertare lo stato della salute psicologica dell’uomo.

La consulenza è stata affidata al dottor Luca Monchieri di Brescia. Il tunisino faceva uso di droghe, in particolare cocaina, e beveva parecchio. E forse anche quella sera aveva esagerato. Ma quando ha colpito Marisa era lucido: questa è la conclusione cui è giunta la perizia.

Per la conclusione delle indagini il pm attende i risultati relativi agli accertamenti effettuati dai Ris di Parma sull’arma del delitto, quel coltello da cucina ritrovato in una siepe. Dopo l’arresto Arjoun ha sempre sostenuto che l’aggressione nel garage della casa dei genitori di Marisa e Deborha, in via IV novembre, non era stata premeditata, ma scatenata dalla reazione furiosa ad una frase della sorella di Marisa.

 


Fonte: bergamonews.it

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