La Procura avrebbe voluto il sequestro preventivo del viadotto e del relativo tratto stradale, e anche quello dei beni di alcuni indagati, ma ha incrociato no del gip Maria Ilaria Romano. Una decisione che ha indotto l’ufficio inquirente diretto dal procuratore Aldo Policastro, e in particolare il procuratore aggiunto Giovanni Conzo a proporre appello contro l’ordinanza di rigetto.

Di qui la fissazione del riesame dinanzi al Tribunale di Benevento, con un’udienza in programma il 28 giugno. Un appuntamento del quale sono state ovviamente informate le undici persone chiamate in causa – direttori dei lavori, progettisti, collaudatori, dirigenti del Comune di Reino, legali rappresentanti delle imprese esecutrici – da un’inchiesta centrata sull’appalto per la realizzazione di una strada di collegamento, per un importo di circa 4 milioni di euro, tra le aree Pip di Reino, San Marco dei Cavoti e Molinara, interessata dal crollo del viadotto sul torrente Tammarecchia e di una parte dell’arteria, chiusa alla circolazione.

Truffa, falso e crollo colposo: queste le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, a Carlo Camilleri, Sergio Iadanza, Giuseppe De Rienzo, Matteo Donato Sebastiano, di Benevento, Bruno Borrillo, di Molinara, Donato Antonio Tornesello, Michele Valente, Americo Travaglione, di San Marco dei Cavoti, Pietro Boffa, di Reino, Antonio Chiusolo, Francesco Chiusolo, di Baselice.

Secondo gli inquirenti, l’intervento di costruzione della strada non sarebbe stato eseguito a regola d’arte, e non sarebbero stati operati i necessari accertamenti sullo stato dei terreni sui quali era stato edificato il viadotto.

Gli indagati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Roberto Prozzo, Luigi Diego Perifano, Vincenzo Sguera, Angelo Leone e Salvatore Brancaccio.