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come è morto Stefano Marinoni sotto il traliccio?

Che troppi elementi non tornassero nel caso di Stefano Marinoni era stato evidente da subito, ma andando avanti il mistero anziché chiarirsi diventa sempre più complesso. Le indagini ora coinvolgono tutta la vita del 22enne e non solo gli ultimi giorni, dal 4 luglio, quando si è allontanato da Baranzate, al 12 quando è stato trovato cadavere ai piedi di un traliccio ad Arese.

Le ipotesi sono tutte aperte, ma se all’inizio la parola più pronunciata era suicidio, ora anche gli inquirenti dicono apertamente che si può trattare di omicidio.

Secondo quanto riporta il Corriere della Sera il fascicolo aperto dopo il ritrovamento del corpo, venerdì 12, ieri è passato da «modello 45» senza ipotesi di reato, a omicidio. Le indagini procedono ufficialmente su questa pista e vanno a ritroso cercando i motivi di un possibile assassinio in una vita che è all’apparenza senza ombre.

LA SCOMPARSA
Stefano Marinoni, 22 anni, è uscito di casa a Baranzate, dove vive con i genitori e le due sorelle, giovedì alle 19 e 30. Ha detto alla madre che sarebbe stato fuori per poco, «per un quarto d’ora, torno per cena». Da allora di lui non ci sono più state notizie. Se ha incontrato qualcuno, non ha detto in famiglia chi potesse essere e gli amici non hanno confermato che dovesse incontrarsi con qualcuno di loro.

IL RITROVAMENTO
Il ritrovamento del cadavere risale a venerdì 12 luglio. Il corpo era sotto a un traliccio dell’alta tensione in via don Enrico Cantù ad Arese. L’auto del ragazzo, una Smart, era chiusa e regolarmente parcheggiata a 300 metri dal punto in cui è stato trovato il corpo. Questo era un indizio che aveva messo dubbi ai carabinieri anche se in un primo tempo gli inquirenti avevano ipotizzato che si trattasse di suicidio o almeno lo lasciava presupporre la scena che si è presentata loro davanti con una possibile caduta dal traliccio.

IL CAMBIO DI PISTA
Ora invece gli inquirenti pensano che fosse solo una messinscena o una falsa pista. L’autopsia, anche se mancano gli esami tossicologici, sembra eliminare l’ipotesi suicidio: oltre alla frattura dello sterno, già notata all’inizio, non ci sono altre lesioni. escludono altre piste. Non ci sono lesioni al bacino, agli arti, al collo o alla colonna vertebrale, tipiche di una caduta dall’alto. La ferita allo sterno potrebbe essere invece conseguenza di un colpo ricevuto.

Se è una messinscena è da cercare chi l’ha fatta e prima ucciso il ragazzo. Bisogna quindi individuare la persona con cui avrebbe avuto appuntamento. Stefano ha lasciato a casa il portafoglio (volontariamente?) e ha nascosto il telefono in macchina, sotto un tappetino. Potrebbero essere segnali di un timore nei confronti della persona che doveva incontrare. Ad allontanare l’ipotesi del suicidio ci sono anche l’assenza di biglietti o altre comunicazioni da parte del ragazzo.

LA VITA DEL GIOVANE
La ricerca di indizi è partita da telefono e pc del ragazzo, oltre che dalle sue conoscenze. La famiglia del 22enne che lavorava come elettricista non ha mai creduto all’ipotesi del suicidio. Il ragazzo non era fidanzato, ma aveva, secondo fonti locali, una vita sociale attiva e non sembra aver avuto screzi o dissidi con qualcuno.

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Fonte: vanityfair.it

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