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Caso Ciullo, autopsia nel cimitero. “Verità vicina, Ivan non si è suicidato”

ACQUARICA DEL CAPO – Una ennesima giornata “dolorosa” per i familiari, ma un passo decisivo potrebbe ora arrivare dall’esito dell’autopsia, effettuata questa mattina, dopo la riesumazione disposta dalla procura di Lecce, per fare piena luce sulla morte del dj radiofonico, Ivan Ciullo, in arte Navi, trovato impiccato ad un albero di ulivo nelle campagne di Acquarica del Capo la mattina del 22 giugno del 2015. Già dai primi rilievi (anche se la relazione definitiva dei medici e periti incaricati sarà consegnata solo tra 90 giorni), l’ipotesi supportata dal collegio difensivo, costituito dai legali Valter Biscotti e Paolo Maci, e corredata dai rilievi dagli esperti di parte, Giuseppe Panichi e Roberto Lazzari, sembra essere più che mai rafforzata. L’ipotesi che non si sia trattato da un suicidio, come derubricato nelle prima fase dell’inchiesta, prende sempre più piede. “Dall’esame autoptico effettuato emergerebbe, così come riferiscono i nostri periti  Giuseppe Panichi e Roberto Lazzari” ha riferito in queste ore l’avvocato Paolo Maci, “che l’ora della morte va posticipata di almeno sei ore rispetto a quanto ipotizzato in precedenza. Le indagini ora sono tutte da rifare. Avevamo ragione. L’ipotesi dell’omicidio esce per ora rafforzata e noi andiamo avanti verso la definizione della verità”.

I primi riscontri e accertamenti sposterebbero dunque l’orario della morte del giovane dj salentino tra le 22 e le 24 non confermando quanto relazionato dal medico legale che aveva effettuato l’ispezione cadaverica dopo il ritrovamento nelle campagne e che aveva indicato intorno alle 18,30 l’orario del decesso. “Dai primi accertamenti dopo la riesumazione della salma di Ivan Ciullo” conferma anche l’avvocato Valter Biscotti, “sembrerebbe che l’ora della morte deve essere posticipata di almeno sei ore. Avevamo quindi ragione e per noi resta chiaro che Ivan è stato ucciso e non si è suicidato e per questo invochiamo verità e giustizia per Ivan e per la sua famiglia”. La procura di Lecce aveva disposto il 3 aprile la riesumazione del cadavere del giovane, dopo che lo scorso mese di marzo, a seguito dell’ennesima istanza da parte dei legali della famiglia, era stata riaperta per la terza volta l’inchiesta affidata ora nella mani del pubblico ministero Maria Vallefuoco. In precedenza, per due volte, il sostituto procuratore Carmen Ruggiero, passata di recente alla Dda, aveva chiesto e ottenuto dal gip, Vincenzo Brancato, l’archiviazione del caso ritenendolo un suicidio. Ipotesi e conclusione sulla quale i genitori e i parenti di Ivan Ciullo hanno sempre mostrato scetticismo non credendo affatto che il giovane dj salentino abbia deciso, volontariamente, di togliersi la vita.  

Sulla base della nuova decisione della procura il cadavere di Ivan Ciullo, dopo la riesumazione effettuata questa mattina, è stato sottoposto ad autopsia, così come i genitori, Rita Bortone e Sergio Martella, avevano chiesto da subito, non avendo mai creduto alla tesi del suicidio, suffragati dall’esito delle recenti consulenze da loro affidate al criminologo Roberto Lazzari e all’esperto in medicina legale, Giuseppe Panichi. L’esame è stato effettuato presso la camera mortuaria del cimitero di Acquarica del Capo dai medici legali incaricati, Alberto Tortorella e Francesco Introna e alla presenza anche dei legali e dei periti della famiglia. Per permettere le operazioni il cimitero del paese é stato chiuso al pubblico e presidiato dalle forze dell’ordine e dai vigili urbani. “Una giornata che si sarebbe potuta evitare se si fosse indagato per bene fin dall’inizio” il commento di mamma Rita Bortone, “ma ora la verità è vicina. Noi in cuor nostro già la sappiamo, ma vogliamo che venga accertata e resa pubblica”. L’ipotesi di reato che compare sul nuovo fascicolo d’inchiesta al momento resta quella iniziale: istigazione al suicidio. E nel registro degli indagati, come atto dovuto, figura lo stesso uomo coinvolto nelle precedenti indagini con cui sembra che il giovane dj avesse una relazione definita “tormentata”. Su di lui la procura aveva già effettuato tutti gli accertamenti in merito, ma la sua posizione era stata subito archiviata. L’uomo è difeso dall’avvocato Giuseppe Minerva.

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Fonte: lecceprima.it

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