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A Milano tante bandiere Ue appese ai terrazzi. Ma – pensa un po’ – solo nei quartieri chic

Milano, 11 mag – La “dirompente” idea fu di Romano Prodi, che un paio di mesi fa appese una bandiera dell’Unione Europea al balcone della sua casa di Bologna come esplicito atto di rinnovato amore verso le istituzioni comunitarie di cui è stato decisivo e discusso esponente. Il Professore, icona impolverata della sinistra italiana, dalle colonne amiche di Repubblica aveva invitato tutti a seguire il suo esempio ed esporre dal 21 marzo, primo giorno di primavera, il vessillo blu col cerchio di stelle gialle. Il quotidiano dei De Benedetti, con toni commossi, aveva registrato le prime adesioni, tra cui quelle del segretario Pd, Nicola Zingaretti, e del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, parlando dell’iniziativa come di “un successo”. Peccato che, nonostante gli incitamenti di tutta la sinistra europeista a darvi seguito, in realtà si sia trattato di un tristissimo flop. Già, coi tempi che corrono, a ben pochi passa per la testa di omaggiare le burocrazie di Bruxelles facendo ombra a gerani e piante di basilico. E c’è persino chi, per reazione, ha messo fuori il suo bel tricolore, così, tanto per chiarire bene il messaggio. Eppure i dem ci tenevano molto e così hanno ribadito l’invito ad esporre il drappo Ue fino alle elezioni del prossimo 26 maggio.

Gli eleganti palazzi del centro

Bene, noi, che siamo curiosi, siamo andati a controllare lo stato dell’arte in giro per le strade di una città-baluardo della sinistra tutta “accoglienza” ed “Europa”, la cara vecchia Milano. E abbiamo notato una cosa, di cui francamente avevamo già il sospetto: per scorgere un numero apprezzabile dei vessilli tanto amati da Prodi e Sala bisogna avere molto tempo e la possibilità di percorrere diversi chilometri. Tradotto volgarmente: quattro pezze in mezza città. Quando diciamo mezza – attenzione – non lo diciamo mica a caso, perché un fattore balza subito all’occhio, quello, cioè, che tra i caseggiati più o meno modesti di periferia, sono pressoché assenti. La musica cambia (niente di che, sia chiaro) quando si arriva a camminare ai piedi degli eleganti palazzi del centro; lì sì che si incontrano bandiere Ue, fieramente esposte all’esterno di appartamenti il cui valore al metro quadro corrisponde al costo medio di un’utilitaria di ultima generazione.

La caricatura di loro stessi

Qualcuno ci potrebbe rimproverare: ah ma voi siete fissati con questi radical chic! Sarà, ma non è colpa nostra se questi non fanno altro che riproporci la caricatura di loro stessi. Sì, perché quanto fa figo (o fico, sotto Bologna) esibire presso la propria prestigiosa magione una bandiera che dispiace a quei volgari e maleducati populisti, a quei sovranisti così rozzi e intolleranti? E poi l’ha messa anche Sala in via Goito… Ecco allora che ci è capitato di imbatterci nei frutti dell’invito prodiano per le vie di Brera, di Porta Venezia, di Porta Romana, nella parte più cool dei Navigli. Ma il capolavoro, l’emblema di tutto, l’abbiamo trovato percorrendo il centralissimo corso Italia, a due passi dal Duomo, dove tra uffici, studi, rappresentanze e negozi, qualche fortunato ci abita pure. Era difficile non notare quel bel palazzo di soli quattro piani (l’ultimo mansardato), il primo (una volta si chiamava piano nobile) e il secondo con balconi. Una, due, tre bandiere Ue, distribuite su altrettanti piani, perpendicolarmente. A quel punto ci siamo chiesti: qui tutti i condomini sono ferventi europeisti o il fan di Juncker sarà uno che possiede tutti gli appartamenti? Rassegnati a non conoscere la non fondamentale risposta al superfluo quesito, abbiamo tirato dritto. La certezza che abbiamo maturato ormai da tempo però è che questi signori si sono politicamente chiusi in casa senza avere la benché minima idea di cosa pensi il popolo là fuori, anche perché, fondamentalmente, non gliene è mai fregato niente.     

Fabio Pasini

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Fonte: ilprimatonazionale

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